La debolezza dei numeri, la forza della politica !

Si può riassumere la mezza sconfitta di Maroni con i numeri ?
Sono andati a votare in Lombardia : 3.017.077, pari al 38,34% degli aventi diritto.
Dato arrivato in ritardo e la cui certificazione lascia più di un dubbio.
Si è espresso per il sì, come ovvio, il 95,29% dei partecipanti al voto, circa il 33 % (vado a spanne) degli aventi diritto….
La maggioranza dei lombardi si direbbe contraria o disinteressanta alla proposta Leghista.
Se analizziamo poi il corpo elettorale, anche qui si direbbe che le forze politiche che hanno espresso il voto favorevole alla proposta Maroni non abbiano portato al voto neanche il proprio elettorato.
Voti favorevoli 2.875.438 lombardi.
Ultime Regionali: Maroni+Albertini – 2.693.518 voti. Altro Centro Destra (pro si) – circa 180.000 voti.
M5stelle – 782.650 voti.
Siamo di fronte ad un area elettorale di circa 3.600.000 elettori. Mancano poco meno di un milione .di voti all’appello.
E quanto in questo voto ha poi pesato l’endorsment di Gori, Sala e altri sindaci PD ?
Per parlare trionfalisticamente di successo i conti non tornano.
Il commento che parte dai numeri ha una sua ragion d’essere e mi sembra interessante ma insufficiente, anzi quasi una facile giustificazione.
Indicativa di una valutazione “pelosa” che premettendo i numeri ad una considerazione d’insieme fa perdere di vista il dato politico: la lega ha compiuto un piccolo capolavoro imponendo non solo l’aggenda della politca in Lombardia a quattro mesi dalle elezioni regionali, spostando ogni interesse sulla chimera di una autonomia tanto indefinita quanto evocativa; inventandosi un referendum che andava (per la sua inconsistenza e anche per la “promiscuità costituzionale” bloccato) ma anche una sua egemonia ideologica su un “nodo” importante.
La Lega si è tirata dietro, culturalmente e politicamente, tuttto l’establishment politico su una risposta ai temi della globalizzazione, della revisione dello stato moderno e della sovranità popolare (la democrazia) a proprio uso e consumo, di stampo grettamente reazionario.
Dove la piccola patria, ricca e chiusa su se stessa garantirebbe benessere, libertà dall’invasivo mondo della finanza, redistribuzione della ricchezza, sicurezza verso le “invasioni barbariche”.
E più prossima e prosaica una redistribuzione dei “danè che Roma si ciuccia”.
E’ la subalternità del mondo democratico a questa cultura o per lo meno l’incapacità a fornirne altra risposta, che preoccupa e rimane il dato più rilevante…
Si rimane annichiliti in una difesa dell’Europa d’ufficio ma che non entra nel merito di chi e come oggi governa questa Europa; obnubilati dall’incapacità ormai cronica di dare una visione che non sia sottomissione alle leggi del mercato, della finanza e dell’accumulo per pochi contro la povertà dei più, dove anche l’idea di sovranità popolare rimane una astrazione ‘”novecentesca” che non evoca più acquisizione di diritti ed emancipazione sociale.
Si è imbarazzati e silenziati dalle stesse culture autoritarie, centralistiche (speculari all’autonomia leghista) proposte nelle “contro riforme” costituzionali o dalle ultime invereconde offese alla democrazia portate dalla legge elettorale  e dal suo indecete iter parlamentare.
Qui sta la vittoria della lega, una vittoria eversiva.
La sinistra si è opposta con troppa debolezza e senza fare di questo terreno, la visione dello stato, dei poteri sovrastatali, del federalismo e della sovranità popolare, un terreno di unità e di costruzione di una alternativa…
Le prossime elezioni regionali pur così vicine sono per noi più distanti.
Dario Accurso Liotta

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