Ormai a pochi mesi dalle elezioni siamo ancora in alto mare…. In Lombardia peggio!

Continuo a discutere con diversi compagni sulla necessità o meno di darsi una politica di “governo”.
Spesso dietro questo si intende la necessità per la sinistra di costruire alleanze, locali o nazionali, con forze centriste per determinare, da subito, ora e qui, politiche capaci di modificare concretamente le condizioni di vita delle persone, obiettivo primo per qualsiasi politica popolare e realmente riformista.
E’ indubbio che la posizione di governo, di maggioranza, sia quella più proficua per fare leggi capaci di incidere sulla realtà, ma è l’unica posizione dalla quale realmente si può, si possono costruire “cambiamenti” nella vita delle persone ?
Per anni la sinistra è stata capace di fare politica, efficace concreta, anche dall’opposizione. Certo eravamo in una condizione economica ed istituzionale completamente diversa sia nella prima che nella seconda repubblica e anche le migliori politiche riformiste nell’insieme non sono riuscite sul lungo periodo ad arginare o diminuire le diseguaglianze….ma tutto questo è relativo.

Oggi siamo invece di fronte ad una crisi di sistema e a un’accelerazione delle diseguaglianze che forse pretenderebbe maggiore radicalità d’analisi e d’azione.
La questione oggi rimane come sia possibile cercare di cambiare il paese in senso democratico e popolare, difendendo gli interessi degli ultimi e ridando un’aspettativa di emancipazione sociale ai più.

Compito della sinistra è formulare questa risposta e poi verificarla e modificarla nella pratica politica. In secondo luogo, ma solo perché dipende da questa prima risposta, se sia possibile o necessaria un’alleanza con il PD, partito neo-centrista, in questo momento proprio per raggiungere lo scopo primo.
Forse, per essere più chiari andrebbe capovolto il punto di vista: è possibile governare con questo PD se si vuole invertire la politica economica; colpire le rendite patrimoniali per favorire un piano del lavoro, ridare diritti al lavoro, rivalutare i salari, abolendo il JobAct; abolire la riforma Fornero; ridurre le spese militari; mettere in sicurezza il territorio; fare una riforma fiscale in senso progressivo (aumento degli scaglioni); ridare finanza e dignità alla scuola pubblica …. ?

Pur non essendo questi obiettivi di sovvertimento del sistema economico e politico, ma  manovre di equità sociale e di necessità economica, se si vuole rilanciare il paese, mi pare evidente che non sia possibile. Da più di cinque anni il PD sostiene governi che hanno fatto politiche diverse, che sposano l’idea che dalla cirisi economica e istituzionale si esce con una svalutazione del salario, una precarizzazione del lavoro e una riduzione autoritaria, “decisionista” della democrazia.
Allora ricostruire la sinistra, un soggetto popolare e realmente riformista che dia rappresentanza al lavoro può solo voler dire in questo contesto, saper far vivere questo programma innanzitutto nel sociale e nell’opposizione istituzionale per farlo avanzare….  Dare oggi rappresentanza a questa opposizione nelle istituzioni e prepararsi così a governare nel prossimo futuro…

Peraltro la vita delle persone si cambia innanzitutto ridandogli la speranza collettiva in un cambiamento, rendendoli di nuovo protagonisti della loro vita, facendogli riconoscere il conflitto e non addormentandolo o mistificandolo nella contrapposizione politica/persone…

La sinistra ha questa responsabilità culturale, prima che politica. E se volgiamo lo sguardo intorno, questa è stata, in contesti diversi, la preoccupazione prima di Syriza in Grecia e oggi di Corbyn e Mélenchon… Qualcuno governa, qualcuno è momentaneamente all’opposizione…. Ma tutti “costruiscono sinistra.”
Alcuni compagni sostengono poi che, pur essendo vero tutto ciò, bisogna incalzare il PD sui temi programmatici e su questi, costruire alleanze, anche solo locali, e così erodere il suo elettorato. Cioè la questione della “governabilità” diventa elemento di battaglia politica e di contesa con il PD, quasi strumentale, una sorta di smascheramento delle sue reali intenzioni.

E’ indubbio che sempre e comunque la concretezza dei programmi e della proposta politica debba essere al centro di un qualsiasi confronto ma anche che l’analisi del ruolo che l’interlocutore riveste nello scenario politico rende il confronto più o meno credibile, soprattutto oggi.  Altrimenti si crea una schizofrenica perdita di senso, in una realtà  dove già una crisi politica e istituzionale attraversa il nostro paese e tiene lontani dalla politica la maggioranza delle persone.

La questione che si pone concretamente oggi è se sia possibile un’alleanza, anche solo locale, con il PD, in contrapposizione ad un eventuale governo delle destre e recuperare al tempo stesso la distanza tra politica e persone, dando alla prima quella idea di cambiamento concreto, reale e alle seconde l’aspettativa per una emancipazione sociale ed economica ?

Penso che molto concretamente e onestamente dovremmo dirci, senza reticenze che oggi, per la condizione data e per il ruolo degli attori in campo, questa alleanza non è possibile se non a scapito della credibilità stessa di una forza nascente di sinistra.

Non solo saremmo incapaci di erodere l’elettorato centrista del PD, non solo non contrasteremmo efficacemente le destre ma non riporteremmo al voto i milioni di cittadini che sentono la politica come “affare”, contesa del ceto politico sopra le loro teste.

E’ bene che la sinistra dica oggi con chiarezza che ci prepariamo nel prossimo futuro a dare rappresentanza ad una opposizione, certo costruttiva, capace di sviluppare proposte,  ma opposizione; per diventare al più presto governo, per costruire da subito sinistra e partecipazione nella società.  Anche questa affermazione sarebbe parte della nostra credibilità.

Mentre scrivo questa nota, mi arriva la notizia del comunicato di MDP-Lombardia, (nel link ), che chiede in Lombardia di partecipare alle primarie del PD con un proprio candidato.

Questo dopo una riunione delle forze della sinistra dove erano rimasti sostanzialmente soli ad insistere su questa prospettiva… Un’ evidente forzatura verso le tre componenti di sinistra, sbagliata, che rompe l’unitarietà della nostra azione… e per altro suicida.

Quindi il rischio reale sarà di trovarci nello stesso giorno di fronte a due diverse schede elettorali dove la sinistra o compirà due scelte opposte o apparirà con sigle diverse!

Chi spiegherà agli elettori, a quelli che più non votano, ai pochi che ancora aspettano una sinistra e a quelli che pensano che il Pd sia l’unica soluzione, che ciò che riteniamo incompatibile a livello nazionale, l’alleanza con il PD pur minacciati da un governo delle destre o da un sistema ingovernabile, diventa auspicabile nello stesso giorno, per gli stessi motivi a livello Lombardo ? Nel caso io non sarò tra questi, fate pure.

Tanto auspicabile da mettere in secondo piano, fino a comprometterla, l’idea stessa di una lista unica della sinistra che si trasformi al più presto in un unico soggetto politico. Un brutto modo per iniziare questo percorso, che pure tutti riteniamo necessario e imprescindibile….

Spero sinceramente che Mdp torni indietro su questa decisione.

 

Dario Accurso Liotta.

 

http://www.milanotoday.it/politica/primarie-regionali-cornelli.html

 

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