Sul Piano Malpensa, dalla Segreteria Provinciale di Sinistra Italiana Varese

Il nuovo Master Plan per Malpensa verrà a breve sottoposto alla procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale).

Dopo un anno di incontri con il territorio, che ha riconosciuto le diversità rispetto al precedente piano (ritirato da SEA quando ormai era evidente una bocciatura della VIA), il confronto viene chiuso in modo unilaterale da SEA, senza accogliere nulla delle richieste e preoccupazioni, che diversi sindaci, il Parco del Ticino, associazioni, cittadini e cittadine hanno posto, a tutela dell’ambiente e della salute.

Il nuovo Master Plan è certo altro dal vecchio progetto ritirato. SEA abbandona l’opzione di un ritorno di Malpensa al ruolo di hub come grande scalo intercontinentale point-to-point.

La terza pista non viene prevista, almeno fino al 2030 (benché venga messo un vincolo sulle aree). L’aumento atteso dei voli (fra i 245mila e 279mila movimenti aerei previsti nel 2030) sarà gestito migliorando le vie di rullaggio, proprio come dicevano le tante osservazioni presentate a suo tempo.

Al 2030, il piano prevede tra 28 e 32,5 milioni passeggeri annui (nel 2016 i passeggeri sono stati circa 19.400.000, nel 2015 circa 18.500.000 e nel 2014 circa 18.800.000). In precedenza SEA prevedeva 50 milioni di passeggeri all’anno nel 2030.

Il nuovo Master Plan punta molto sul traffico merci: poco più di un milione di tonnellate di merci movimentate ogni anno è la previsione al 2030 (il vecchio Master Plan ne prevedeva 1.300.000). Oggi Malpensa, al 6 posto fra gli aeroporti cargo europei, movimenta con circa 200 voli alla settimana oltre 500mila tonnellate di merci all’anno, con tassi di crescita superiori agli altri aeroporti.

Per far fronte all’aumento dei volumi delle merci, le linee guida del Master Plan prevedono interventi di potenziamento dei servizi offerti dalla Cargo City e la realizzazione di nuove strutture all’interno dell’attuale sedime aeroportuale (un nuovo magazzino, parcheggi, officine, rifornimento carburante, lavaggio, area di ristoro…).

Prevedono però anche un ulteriore sviluppo fuori dal sedime dell’aeroporto di circa 90 ettari (quindi 900.000 metri quadrati) nella brughiera immediatamente a sud dell’attuale Cargo City, con conseguente deviazione della SP14.

Precisa il piano: “tanto gli interventi previsti sul sedime attuale, quanto quelli sulla sua estensione non pregiudicheranno l’eventuale collocazione della terza pista qualora ne fosse decisa la realizzazione oltre l’orizzonte di piano”.

A nulla sono valse le parole di buon senso che in tanti hanno speso, in primis il Parco del Ticino, perché le nuove costruzioni, ritenute necessarie, siano costruite nelle aree già cementificate e rimaste abbandonate, come i capannoni vuoti proprio di fronte alla zona della Cargo City.

Facile immaginare che questo ulteriore consumo di suolo porterà nuove procedure di infrazioni da parte dell’Europa in relazione alla cosiddetta “direttiva habitat” (direttiva n. 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche), la quale contribuisce a salvaguardare la biodiversità attraverso la costituzione della rete ecologica europea “Natura 2000”.

Nonostante la riduzione di ettari di brughiera che SEA vuole occupare, resta un grave danno ambientale che sarebbe irreparabile e non mitigabile: lo studio del Parco del Ticino in collaborazione all’Università di Pavia ha già evidenziato che la brughiera distrutta non potrà né rigenerarsi spontaneamente altrove né essere ricostruita artificialmente in altro luogo per le particolari caratteristiche del suolo.

Per convincere i portatori di interesse della bontà dell’operazione, SEA enfatizza la creazione di nuovi posti di lavoro. Chiedendo ancora una volta a chi abita vicino all’aeroporto di sacrificare il diritto alla salute per il diritto al lavoro.

Lo aveva già fatto con la costruzione di Malpensa 2000: allora lo studio della LIUC prevedeva 80mila nuovi posti di lavoro nel solo sedime aeroportuale e il quadruplo nell’indotto (ovvero altri 300.000 posti di lavoro). Sappiamo come è andata a finire. Oggi sono circa 18mila le persone che lavorano all’interno del sedime, contratti precari e occasionali compresi.

SEA, affidandosi nuovamente alla LIUC, prevede di raggiungere 21.944 occupati nel 2020 e 31.396 occupati nel 2030 on site (cioè nel sedime). Ovviamente non si parla del tipo di contratto, del tipo di lavoro, di quanto sarà pagato, della durata. Occupati per una settimana o occupati a tempo indeterminato? Si preferisce non precisare.

Sinistra Italiana ribadirà, anche con lo strumento delle osservazioni, la propria contrarietà a un Master Plan così fatto, non perché siamo contrari ad uno sviluppo armonico dello scalo con il territorio circostante, ma per le modalità proposte ed utilizzate che ancora una volta non conciliano lo sviluppo con il minor impatto ambientale possibile.

L’operazione privilegia unicamente interventi economicamente vantaggiosi per SEA (il costo di costruzione su terreno vergine si presume essere inferiore rispetto ad un intervento di recupero su aree già edificate), ma è, da un punto di vista ambientale, penalizzante per le aspettative della popolazione residente nelle immediate vicinanze dello scalo.

Riteniamo quindi necessario che venga effettuata la Valutazione Ambientale Strategica (VAS), che contempli gli effetti del nuovo Master Plan congiuntamente alle infrastrutture che si vogliono creare per facilitare il raggiungimento dall’aeroporto (in primis il collegamento ferroviario T2 Malpensa – Linea del Sempione).

Non importa che non sia SEA a realizzarle (questa la giustificazione del Presidente di SEA Modiano per escluderle da ogni valutazione ambientale): è evidente che gli interventi previsti avranno effetti ambientali che fra loro si moltiplicheranno.

D’altronde la VAS dovrebbe essere utilizzata come strumento atto ad individuare le criticità ambientali e di conseguenza proporre le soluzioni mitigative per la realizzazione dell’intervento.

Come tre anni fa, quando la lotta in difesa di salute e brughiera vinse, lo faremo a fianco delle tante associazioni e persone che non si danno per vinte nel pretendere che diritto alla salute, a vivere in un ambiente sano e il diritto al lavoro non possono tra loro essere resi antagonisti.

Segreteria Provinciale Varese

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