Ricostruire a sinistra ma nella chiarezza.

Un contributo importante per lucidità e complessità d’analisi di Andrea Ranieri, della direzione nazionale doi Sinistra Italiana.

” Ma sono davvero frettolose, come dice Simone Oggioni, le critiche che Tomaso Montanari ha rivolto alle giornate milanesi di Articolo 1-MdP? Direi proprio di no, e bisognerebbe discuterne seriamente se vogliamo dare testa e gambe ad una coalizione di sinistra in grado di essere punto di riferimento per quelle tante persone che non trovano più punti di riferimento nell’attuale quadro politico.

Si pensa davvero che tutti quelli che hanno abbandonato la sinistra in questi anni, rivolgendosi magari ai 5 stelle o rifugiandosi nell’astensionismo, possano essere attratti da un programma che si ripropone di ricostruire il centro sinistra? Penso proprio di no, per perdita di senso di entrambe le parole della formula di governo. Il centro è sempre più vuoto. Svuotato dalle politiche neo liberiste e di austerità che hanno corroso il ceto medio, che delle politiche “moderate” era la base essenziale. Quando le formulazioni tradizionali centriste – “né di destra né di sinistra”- ricompaiono accompagnano in genere i programmi neo populisti, rivolti non ad un ceto medio in ascesa ma ad un ceto medio impaurito e frustrato nelle sua ambizioni e nelle sue speranze.

Quanto alla sinistra, prima di proclamarsi di “governo”, dovrebbe dimostrare di esserci. E questo lo si fa con contenuti chiari che rappresentino una svolta non solo rispetto al renzismo, ma a decenni di subalternità ai dettami del liberismo economico e sociale. Altrimenti ci si culla in un’illusione mortifera. Quella, cioé, che ci siano masse di persone che stanno ansiosamente aspettando, che messo tra parentesi il renzismo, ricominci il “glorioso cammino” interrotto. In realtà è stato proprio dentro quel glorioso cammino che è avvenuto il distacco tra la sinistra e la sua base sociale, in Italia e in Europa.

Non è Renzi la causa della frattura fra la sinistra e il suo popolo. Renzi vince nel PD proprio perché la frattura fra la sinistra politica e il suo popolo si era già consumata. E perché vincere e governare era diventata per la ditta, per tutta la ditta, la ragion d’essere fondamentale. Molto più dell’organizzare e del rappresentare gli interessi e i valori della propria base sociale. Se è così, se il governo è lo scopo primario, perché non affidarsi a chi sembra più di tutti in grado di vincere?

Il popolo a cui rivolgersi è un popolo molto diverso da quello che ha accompagnato le fortune politiche della sinistra. Più frantumato e diviso dalle politiche che la sinistra ha subito e in qualche caso addirittura promosso. E da una profonda trasformazione nei modi di lavorare e di vivere che la sinistra non ha saputo interpretare e capire. Ma fortunatamente parte consistente di quel popolo non è stato ad aspettare. Ha preso in mano da sé il suo destino. Nelle città difendendo gli spazi pubblici dalla mercificazione. Promuovendo le grandi mobilitazione per l’acqua pubblica. Scendendo in piazza in difesa dell’ambiente e per la dignità del lavoro e della vita. E infine votando “no” al referendum che per la modifica della Costituzione, rispetto a cui parte della sinistra politica che si è riunita questo fine settimana a Milano è stata a lungo incerta e oscillante. Da Pisapia che ha scelto il sì, a quanti ne hanno fatto una trattativa interna al partito, facendo dipendere il loro voto referendario dalle modifiche dell’Italicum. Ha messo in discussione. Questo popolo, senza la sinistra “istituzione”, e qualche volta contro, un’idea di modernizzazione senza aggettivi, di cambiamento senza direzione, di progresso e di crescita economica come soluzione di tutti i mali.

Quando Montanari propone una lista civica nazionale non si appella ad una generica società civile, ma a quella parte di società che ha avuto il merito di tenere aperti spazi di conflitto civile e sociale, mentre la sinistra “istituzione” si arrendeva al pensiero unico neo liberista. E che ha dato vita in molte città, anche in queste elezioni amministrative, ad esperienze di civismo democratico importante, spesso con una presenza significativa di Sinistra Italiana, di Possibile, di Rifondazione Comunista. Meno purtroppo dei compagni dello MdP, se è vero, come ha detto al Manifesto il vicepresidente della Regione Lazio Smeriglio, che ne 70% dei casi sono alleati col PD, in nome appunto, del centrosinistra.

Lista civica nazionale vuol dire da parte della sinistra, che si ricostruisce per riconoscere i propri limiti e i propri errori. Sapere che si è una parte, solo una parte, di un movimento più vasto, e che solo se prendono la parola, nel fare il programma, nel costruire le liste, quelli che in questi anni, magari non sono andati a votare ma non hanno rinunciato a fare politica nel luoghi del lavoro e della vita, sarà possibile ricostruire la sinistra nel nostro Paese.

Passa di qui quella lista unitaria che tutti vogliamo, ma che per essere tale ha bisogno di andare molto oltre i nostri piccoli recinti, e la pratica dei dosaggi fra i quadri politici e parlamentari delle formazioni della sinistra più o meno radicale, magari con qualche candidatura indipendente di prestigio.”

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