Massimo D’Alema/ Nicola Fratoianni Prove di dialogo a distanza

Proponiamo qui un gioco il “dialogo” tra due interviste (Corriere della Sera e Il Manifesto) avvenute a pochi giorni di distanza… Il dialogo c’è e anche la convergenza su molti aspetti.

Massimo D’Alema, valeva la pena fare tutto questo per fondare un partitino del 3%?
MDA «Ognuno deve fare quello che corrisponde ai propri valori. Meglio prendere il 3% a favore di ciò che si ritiene giusto che il 20 a favore di ciò che si ritiene sbagliato. E comunque io credo che lo spazio a sinistra del Pd sia molto più grande».

Era proprio inevitabile la scissione?
«Inevitabile e persino tardiva. Bisognava farla prima: era matura già con il Jobs Act. Tutta l’ispirazione politica renziana è contraria ai valori della sinistra e prima ancora agli interessi del Paese. Il renzismo non è stato che il revival del berlusconismo».

Non le pare di esagerare?
MDA «Meno tasse per tutti. Bonus. Abolizione dell’articolo 18. Financo il ponte sullo Stretto. Mi stupisco che Berlusconi non si rivolga alla Siae per avere i diritti d’autore. E per due anni e mezzo si è paralizzato il Parlamento per una riforma costituzionale confusa, spazzata via dal popolo; e per una legge elettorale incostituzionale, frutto di un mix di insipienza e arroganza».

Fartoianni, fra voi e Bersani c’è una bella differenza di valutazione sull’ultimo tentativo di centrosinistra, l’alleanza Italia bene comune a cui voi, con Vendola, avevate aderito.

NF”La differenza c’è. Ma a me interessa l’oggi: oggi la prospettiva del centrosinistra non esiste, oggi il Pd guarda al centro e talvolta a destra, vedasi decreto Minniti-Orlando. Dal 2013 è cambiato tutto. L’ipotesi di addolcire il riformismo moderando le politiche economiche non esiste più. E il problema è sulle cose, non sui nomi: qual è la prospettiva che può riappassionare gli elettori?”

Massimo D’Alema Quanto potrebbe prendere questo nuovo partito?
MDA «L’alleanza per il cambiamento ha una potenzialità che va molto al di là della somma delle singole forze. Dovrebbe nascere da un processo costituente, attraverso la rete e una serie di assemblee, con una grande consultazione programmatica. E dovrebbe comportare elezioni primarie sia per l’indicazione dei candidati (un punto forte dell’intesa Berlusconi-Renzi è il mantenimento delle liste bloccate), sia per la scelta di una personalità che guidi questo processo».

Nicola Fratoianni, alcune delle vostre proposte sono anche di Art.1.

NF”È un’ottima notizia no? Sediamoci subito intorno a un tavolo, facciamolo domani, vediamo se riusciamo a condividere una proposta larga che coinvolga Art.1 ma anche tutto quello che si muove sul terreno del civismo, comitati, reti di movimenti. Vediamo se siamo d’accordo sui contenuti e sulla prospettiva. Roberto Speranza fa appello al mondo di sinistra che si è battuto per il No al referendum del 4 dicembre. Giusto, sono molto d’accordo.”

Massimo D’alema oggi a sinistra del Pd ci sono tre partiti: il vostro, quello di Pisapia e quello di Vendola. Vi metterete insieme?
MDA «C’è molto altro. Ci sono i comitati per il No di Zagrebelski, c’è un pezzo importante di società civile, il mondo del cattolicesimo democratico. Sono forze che devono unirsi in un’alleanza per il cambiamento, aperta a tutti quelli che vogliono dare vita a un programma di centrosinistra».

Nicola Fratoianni, gli ex Pd hanno in programma un’assemblea comune con Giuliano Pisapia a fine giugno. Voi di Sinistra italiana invece non siete d’accordo con la sua offerta di dialogo con il Pd. Dunque per voi Pisapia è di ostacolo a un fronte comune?

NF “L’ostacolo non è lui, sono le sue ambiguità. È ora di decidere da che parte si sta. A sinistra serve una proposta chiara, alternativa al Pd e a Renzi, e anche alla destra e ai 5 stelle, che abbia il coraggio di un cambiamento. Con le ambiguità non riporteremo al voto i milioni di voti di sinistra oggi rifugiati nell’astensione o nell’M5S. Il nostro popolo ci chiede unità, ma anche chiarezza.”

Dunque se la proposta è quella dell’ex sindaco Pisapia l’unità non vi interessa?

NF: “Certo, in quel caso faremmo altro. La nostra proposta è mettere radicalmente in discussione il programma di Renzi e del Pd. Qualcuno non si è accorto che Renzi ha vinto le sue primarie e continua a rivendicare la bontà del jobs act, della “buona scuola”, persino della riforma costituzionale bocciata dagli italiani. Io chiedo di reintrodurre l’art.18, cancellare il jobs act e la buona scuola, fare investimenti pubblici, la patrimoniale e la riduzione dell’orario di lavoro. Non voglio che si faccia quello che dico io, ma neanche che si discuta ancora su politicismi e tatticismi. Ma che vuol dire «centrosinistra» con questo Pd? Ma su!

D’Alema ma se Renzi è un tale disastro, perché ha stravinto le primarie?
MDA«Perché non ha detto la verità sul suo progetto: allearsi con Berlusconi. Del resto, il suo modello è House of Cards, e uno dei cardini della sua politologia è non dire la verità. Ma l’ammucchiata di forze “responsabili” mi ricorda più Razzi e Scilipoti che Moro e Berlinguer. Una parte secondo me maggioritaria del Pd vuole il centrosinistra. Il “Renzusconi” non mi pare molto popolare, anzi tirerà la volata a Grillo».

 

Masimo D’alema, Renzi e Berlusconi trattano sul proporzionale con sbarramento al 5%.
MDA «Rispetto a un pastrocchio, meglio una soluzione europea; ma il vero modello tedesco avrebbe bisogno di modifiche costituzionali, come la sfiducia costruttiva».

Nicola Fratoianni  sì alla legge proporzionale che Berlusconi propone a Renzi. Pisapia critica la prospettiva di larghe intese. Non temete di favorirle?

NF”Le larghe intese si costruiscono sulla base della politica, non di una legge elettorale. Vogliamo ridare centralità alla rappresentanza e chiudere la lunga stagione del maggioritario. Per questo il modello tedesco per noi è una buona legge.”

D’Alema si lavora a un accordo sul modello similtedesco.
MDA «Un vero maggioritario, sul modello del Mattarellum, lo avremmo apprezzato. Ma in commissione è stata approvata una legge escogitata dal senatore Verdini, che con il Mattarellum non ha nulla in comune. Si vota con un’unica scheda, su cui tutti i partiti presentano il loro simbolo; però collegio per collegio possono decidere di presentare anche un candidato. Una legge immorale, che genera accordi di potere di natura notabilare, ricatti, condizionamenti: in venti collegi do via libera a Verdini, ad Alfano garantisco che nessuno si presenterà contro di lui ad Agrigento… Questo nella tradizione italiana si chiama trasformismo. Torniamo all’età giolittiana senza Giolitti, ma con tanti piccoli Depretis».

Perché ce l’ha tanto con Verdini?
MDA «Sono i magistrati che ce l’hanno con lui, non io. È un uomo intelligente. Renzi si è scelto un consigliere di qualità: un professionista. Che però non esprime l’idea di rinnovamento del Paese cui penso».

Le interviste integrali le potete trovare ai seguenti lik:

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