La salute prima del profitto

Sabato 8 aprile il Comitato per il diritto alla salute del Varesotto, che raccoglie diverse
realtà politiche, sindacali e sociali (fra cui Sinistra italiana) promuove un presidio alle ore 10.00 davanti all’ospedale di Busto Arsizio. Per manifestare la propria contrarietà alla costruzione dell’ospedale unico Gallarate/Busto Arsizio, per chiedere il mantenimento e il miglioramento degli ospedali esistenti delle due città e per difendere i servizi territoriali chestanno progressivamente chiudendo.
Da anni assistiamo a un attacco costante al diritto alla salute, specificatamente in Lombardia dove le scelte nazionali di destinare sempre meno risorse economiche alla
sanità pubblica si combinano con una spinta alla privatizzazione, nascosta nel dogma
della libera scelta del paziente.

Nel 2015 la spesa sanitaria pubblica era pari al 6,8% del prodotto interno lordo. Per il 2019 si prevede di destinare il 6,5% (percentuale che l’Organizzazione Mondiale della Sanità indica come limite oltre il quale inizia a calare l’aspettativa di vita). Ovviamente le spese non più coperte da Stato e Regione, vengono pagate dai pazienti: il diritto alla salute smette così di essere universale e solo chi può permetterselo acquista le prestazioni – e i farmaci- necessari. Sono stati 11 milioni gli italiani che nel 2016 hanno dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie per motivi economici. 2 milioni in più rispetto al 2012 (dati Censis). Anche in provincia di Varese si stanno riducendo i servizi territoriali, tramite soppressioni e accorpamenti. Gli ospedali più piccoli vengono demansionati, anticipandone una possibile chiusura.

L’ipotesi di costruzione di un ospedale unico con lo smantellamento degli esistenti di Busto Arsizio e Gallarate va nella stessa direzione. La decisione, presa dalla Regione con i sindaci della due città, è stata fatta senza alcun coinvolgimento delle persone dei territori interessati. Proprio come accaduto ad Angera, quando le donne hanno scoperto la chiusura del punto nascite andandoci la mattina per le visite. La poca discussione ha riguardato solo il dove costruire il nuovo ospedale (e tanto per cambiare si è scelta un’area boschiva a Beata Giuliana, quartiere di Busto Arsizio), mentre nulla si dice sui bisogni sanitari della popolazione, rendendo evidente quali sono i veri interessi in campo.

Interessi che riguardano anche le due aree degli ospedali esistenti, la cui eventuale successiva destinazione è tutta da definire. La costruzione del nuovo ospedale unico dovrebbe inoltre avvenire, secondo le dichiarazioni di Maroni e Gallera, col sistema del project financing, ovvero con il coinvolgimento di partner privati nella costruzione e successiva gestione.

In questi casi si concede al privato di gestire direttamente l’opera (la gestione è in genere
diretta alle attività non sanitarie) per 20/30 anni, per permettergli di recuperare  l’investimento. Il pubblico inoltre, che risulterà essere l’unico cliente dell’opera, dovrà
pagare un canone per tutti gli anni della concessione, con costi di gestione che rischiano
di essere insostenibili. E’ stata la Corte dei Conti del Veneto a dire che il project financing
non è adatto per gli ospedali, definendolo dal punto di vista dei conti pubblici una vera e
propria caporetto. Un modo dunque discutibile di impegnare denaro pubblico, tanto più
quando le risorse alla sanità vengono ridotte.

Occorre rimettere al centro delle politiche sanitarie il benessere della persona, la prevenzione, la globalità della cura. Difendendo e migliorando la sanità pubblica, l’unica
che può occuparsi davvero della nostra salute. Perché al privato interessa la malattia,
perché è la malattia (non la salute) a generare utili.

(Sinistra Italiana -Gallarate) 07/04/2017

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