La globalizzazione abita ad Origgio

Quando parliamo di “lavoro” spesso usiamo i massimi sistemi, ci riferiamo a dati macroscopici, quando invece basterebbe girare l’angolo per confrontare le nostre analisi con la realtà, per assumere quel minimo di concretezza che forse ci metterebbe in imbarazzo.

Provo a raccontarvi una storia. Una “storia di provincia”, della nostra provincia ma anche di globalizzazione…

Storia di un piccolo paese, Origgio un piccolo comune ad ovest di Caronno Pertusella, circa 8000 anime. Un paese di cui si sono persi, come per molti altri, i connotati originari, solo un nome che cambia, annunciato sulla provinciale da un cartello tra un paese un altro in mezzo alla continua fila ininterrotta di capannoni, distributori di benzina, case… Quella che alcuni urbanisti chiamano la “diarrea urbana” e che è diventato lo sfregio caratteristico del territorio tra Milano e Varese.

Un continuo antiestetico che fa dei rimasugli di verde e di campagna degrado e del costruito cemento disarmonico. In questo contesto si trova uno dei depositi di Amazon per lo smistamento dei prodotti che quella piattaforma digitale vende nel nord della Lombardia.

Amazon in mito della globalizzazione, la piattaforma digitale per eccellenza, la modernità. Modernità nei consumi, facili, convenienti, tutto a portata di mano di tutti dal desk del nostro computer, basta un clik. Il capannone è anonimo indistinto in quel profilo degradato che accompagna tutto “il sempione”.

In questo deposito lavorano qualche decina di lavoratori Amazon.

Nella mia storia non ho e non darò informazioni particolari sulla situazione degli addetti Amazon so solo che c’è un modello “nuovo di azienda”, almeno per come si presenta ai neoassunti. Un’azienda molto “friendly”, giovane, una sala attrezzata per la mensa con alcune playstation a disposizione dei lavoratori…

Accanto a questi, che smistano le consegne si muovono però 300/400 driver a bordo di furgoni e di questi parla questa storia.

Tre diverse società li assumono con contratti a tempo determinato rinnovabili ogni 15 giorni, con il miraggio dell’assunzione a tempo indeterminato dopo i primi mesi di lavoro… In realtà però le assunzioni vengono in parte fatte da altre società consorziate che sono parte della società che gestisce le stesse.

Gli orari di lavoro erano (e lo sono tuttora ) articolati come segue:

Ritrovo al parcheggio ( Via Lura – Caronno Pertusella ) tra le 6.30 e le 6.45
Verifica presenze e distribuzione chiavi furgoni
Tra le 6.45 e le 7.00 spostamento verso il magazzino Amazon   situato a Origgio, distante circa 4 Km
Alle 7.00 entrata al magazzino e attesa per il carico dei pacchi. Tale attesa si protrae normalmente fino ad oltre le 8.

Dopo il carico si procede con le consegne. Il tempo di consegna è variabile in funzione del numero dei pacchi e della situazione stradale.  Comunque nel mese di Dicembre l’orario di ritorno al magazzino Amazon è sempre stato dalle 17 in poi.
Al ritorno in magazzino vengono restituite le borse e il rapporto giornaliero e si torna al parcheggio. Lasciato il furgone si deve tornare al magazzino Amazon a riportare le chiavi.

Si deduce quindi che le ore di lavoro sono tra le 10 e le 12 al giorno…

Sono dodici ore al giorno di cui otto in mezzo al traffico, da soli, tracciati dalla sede centrale per controllare il rendimento e la velocità delle consegne.
Otto euro e quarantuno l’ora da contratto… Ma la sorpresa arriva quando le ore calcolate dall’Azienda sono solo le 8 di consegna il resto è dovuto gratis. E la seconda sorpresa quando in busta paga gli 8,41 diventano 7,26… Infatti la qualifica è sbagliata.

Alle rimostranze dei lavoratori, solo di alcuni i più anziani e che casomai hanno già altre esperienze lavorative, il responsabile amministrativo di una delle  coop al telefono risponde che il loro software non gestisce 7 livelli  ma solo 6 e che comunque conta lo stipendio netto che è di 7.70 euro l’ora.

Quindi in sostanza che pagano euro 7.7 per le ore secondo quanto comunicato dalla sede di Origgio… Che prevede solo 8 ore giornaliere non di più.

Peccato che per alcuni (per tutti?) mancano comunque 2, 3, 4 ore al giorno, più le festività, le ore di affiancamento ( 2 giorni da 8 ore pagati con 2 ore ).

Inoltre, avendo un contratto part-time orizzontale  al 75% i lavoratori avrebbero dovuto lavorare 32 ore  quindi  4 giorni e 2 di riposo ( oltre la domenica ).   Nei due mesi in cui si svolge la nostra storia gli unici giorni di riposo  sono stati il 15 / 16  / 24 dicembre.
Il 7 gennaio  un responsabile scrive che  “chi ha lavorato più giorni senza pause dovrà  smaltire i giorni arretrati di riposo “….. che non sono pagati !

Alla fine della nostra storia, alcuni di questi lavoratori sono sati lasciati a casa. E’ finita l’urgenza del Natale, probabilmente sono, per età ed esperienza gli anziani. Insomma una storia di ordinario schiavismo ai “confini dell’impero”, ore straordinarie non pagate, ore lavorate sottopagate rispetto allo stesso contratto d’assunzione, giornate di riposo non fatte… ma una storia che a noi, noi sinistra, chiede una riflessione e pone delle domande ineludibili:

La riflessione, consolotaria ma importante è che il referendum della CGIL per il ripristino della “responsabilità solidale” negli appalti pone almeno un limite a questo gioco delle scatole cinesi e tutelerebbe una volta ripristinata almeno parzialmente i lavoratori… Quindi più di ieri possiamo dire che abbiamo fatto benissimo a indicare la centralità dei referendum della CGIL.

La prima domanda , la più drammatica, che segna una profonda trasformazione nel mondo del lavoro è perché soprattutto i giovani possono oggi trovare naturale, normale accettare queste condizioni di lavoro, forse arrivare a sentirsi dei privilegiati perché comunque uno stipendio a casa lo portano…

Dove è arrivata la ricattabilità delle persone e quale il senso che si dà a parole come “lavoro” o diritto al lavoro”?

La crisi economica che ormai da dieci anni dilania il paese non ha solo eroso i risparmi di molte famiglie, fatto crescere gli indici statistici di povertà e disoccupazione; ha cambiato le persone, reso dei giovani lavoratori dei fantasmi, degli “invisibili” e forse ne ha anche modificato la coscienza e il lessico.

Questa stessa crisi ha, se non creato, reso egemone questo tipo di impresa, Amazon, la globalizzazione, la modernità…

Un modo nuovo di consumare, facile, veloce, vantaggioso economicamente…Tutto a portata di mano dallo schermo di un computer.

Un sociologo francese, Henri Lefevre in un saggio degli anni sessanta analizzava brillantemente il ruolo sociale della strada, delle vetrine nella formazione dei consumi ma anche del nuovo cittadino consumatore… Il luogo rimaneva pubblico e l’insieme dei comportamenti e delle relazioni sociali che si stabilivano attraverso l’esposizione delle merci e il loro acquisto era complesso articolato e interessava la comunità nel suo insieme, tanto da modificare il profilo urbano di molte città oltre i comportamenti.

Oggi con le piattaforme digitali è strettamente individuale, virtuale. Quindi quando parliamo di modernità di cosa parliamo ? Di questa nuova forma di solitudine ?

Quale modernità ? Quella dove la condizione base del profitto, della propria competitività sul mercato è la svalutazione del lavoro la sua ricattabilità…

C’è qualcosa di nuovo in questo o di profondamente arcaico ?

L’ultima domanda, quella che ci chiama, a mio avviso, ad un impegno diretto personale ma anche collettivo: possiamo accettare la convenienza, il vantaggio dei consumi offerti dalle piattaforme digitali senza comprendere le trasformazioni che comportano?

Personalmente credo che il compito della sinistra sia dare risposte a queste domande. Credo che se sapremo organizzare i giovani lavoratori di Amazon e se sapremo rompere le nuove solitudini che oggi si costruiscono perfino attraverso queste  forme di consumo potremmo dire di essere sinistra.

Dario Liotta

3 Comments

  1. Questa considerazione sarebbe sufficiente a far si che ci fosse una sinistra più unita per contrastare questo stato di cose, altrimenti si darà ancora più forza ai populisti e parolai da televisione.

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  2. Sono un ex autista assunto da M&G, con contratto partime orrizontale ( mai rispettato) con paga oraria pari a 8,41 che poi in busta paga si e’ traasformata in 7,26. dopo aver fatto il colloquio in Navire con la promessa di uno stipendio pari a 950 euro mensili e trasformazione a full time a 1280 euro mese e che con M&G non ha mai avuto rapporti se non solo la ricezione del contratto via mail. Ad oggi questa societa’ non ha ancora pagato tredicesima, A fronte di quanto emerso dallo sciopero e dagli accordi presi, deduco che il contratto in essere con M&G non era regolare.Chiedo quindi, noi ex lavoratori incappati in questa situzione spiacevole e che ci ha portato problemi non indifferenti (c’e’ chi si e’ trasferito da altre regioni) cosa dobbiamo fare?

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    1. Ciao, altri in condizioni simili alle tue si sono rivolti ad un avvocato dell’ufficio legale della CGIL e, dalle informazioni che ho, la causa procede in modo positivo.
      Purtroppo non possono, visto l’attuale ordinamento, pensare ad un reintegro ma ad un indennizzo monetario si.
      Se vuoi procedere mettiti in contatto con me o direttamente con una Camera del lavoro dove troverai la consulenza necessaria. (darioliotta55@gmail.com)

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