No Tap le ragioni di una protesta

“Testardi”, “facinorosi”, “aggressivi”, “il popolo del NO”, “violenti”, “anarchici”. E poi pseudo-notizie confezionate ad arte: “scontri tra manifestanti e polizia”, “poliziotti contusi e feriti”, “sassaiole contro la polizia e il cantiere”, “bombe carta nella zona del lavoro”.

A San Foca, in Salento, in queste ore accade l’esatto contrario: un pezzo dello Stato che ribalta il concetto di legalità, proteggendo gli interessi di una multinazionale che non ha nemmeno tutte le autorizzazioni per iniziare i lavori, a danno di un territorio e di cittadini che chiedono democrazia.

Nessuno dei manifestanti ha usato violenza contro le forze dell’ordine, non c’è stata colluttazione per il semplice fatto che i manifestanti hanno fatto e continuano a fare resistenza passiva.

Ma voi ve li vedete sindaci, consiglieri regionali, mamme, studenti, professori, insegnanti, contadini, che tirano bombe carta e sassi? E dalle centinaia di video girati e diffusi in rete si evince mai un qualunque atto di violenza o aggressivo nei confronti delle forze dell’ordine e del cantiere?

Quanto fa paura un Sindaco a questo potere?

Da testimone oculare, posso solo dire di avere il braccio sinistro indolenzito da una botta di uno scudo e di aver visto piangere molte, molte persone ieri, di fronte alla cecità e allo sordità di un intero pezzo dello Stato. E di aver visto la determinazione di chi ha tentato ogni possibile mediazione e ogni possibile forma di dialogo, prima di considerarle sconfitte.

Questo sta accadendo in Salento, dove la politica come arte del dialogo e della mediazione fra interessi diversi ha perduto e si è fatta strada nella comunità la consapevolezza che l’unica forma possibile di opposizione richiede che si impieghi il proprio corpo per difendere il territorio da una forma di violenza ingiustificata e inconcepibile.

Il proprio corpo come ultimo baluardo a tutela dell’interesse pubblico, visto che un pezzo della politica e un pezzo dello Stato hanno deciso, contrariamente al ruolo cui sono chiamati, di considerare come collettivo l’interesse di una multinazionale. Il corpo nella lotta.

E dal momento che la delegittimazione passa anche attraverso la ridicolizzazione delle ragioni del No all’opera, forse è il caso di ripercorrere in maniera schematica le ragioni che ci hanno condotto a intraprendere questa battaglia, già ormai da qualche anno, con la consapevolezza che si tratta di un tema difficile da trattare in queste poche righe.

No alla TAP perché deturpa l’ambiente, il paesaggio e la vocazione del territorio.

La costruzione dell’opera non lascia le cose come erano prima. E’ già accaduto in passato e in altri luoghi e non si può rischiare che accada in un luogo che è un paradiso e che ha un modello di sviluppo basato sulla natura.

Il “tubo”, infatti, arriva dal mare, passa attraverso la falda acquifera, che in zona San Foca è molto superficiale e mette a rischio la costa, il mare e tutto ciò che ad esso è collegato.

Agricoltura, pesca, turismo, risorse naturali sarebbero a rischio.

No alla TAP perché antidemocratica

TAP è la storia di buona parte delle grandi opere in questo paese, fatta di opacità, scarsa disponibilità al dialogo e al confronto.

Nonostante i tanti pareri contrari degli enti locali coinvolti, a partire dalla Regione e dai Comuni, si è proceduto ugualmente. Senza nemmeno considerare le diverse alternative di approdo e percorso, proposte in questi anni.

Già nel 2013/2014, ad esempio, la Regione Puglia aveva promosso momenti di confronto e di ascolto con la comunità locale e le istituzioni, che avevano sollevato timori e dubbi, di cui TAP (e il governo italiano) non si è per nulla preoccupato, proseguendo per la propria strada.

Rispetto all’eradicazione degli ulivi, per esempio: continuano a togliere alberi, senza nemmeno aver completato l’iter autorizzativo per il percorso del tubo. Hanno cambiato il tracciato in corso d’opera ed espiantano senza i permessi per il cambio del tracciato.

Ancora, più volte è stato negato l’accesso agli atti e ad oggi non c’è chiarezza sulla due diligence di TAP, come nulla si sa sulle clausole sanzionatorie, cui faceva riferimento il ministro dell’energia dell’Azerbaijan, dopo l’incontro a Baku dello scorso febbraio.

Infine, qual è la ragione dell’approdo a San Foca, a quasi 70 kilometri dal punto di attacco alla rete del gas nazionale? Perché si deve scavare per altri 70 km per allacciare TAP alla rete? Nessuna risposta.

NO alla TAP perché non è strategica.

Basterebbe guardare una puntata di Report di qualche mese fa, che trattò la questione, intervistando un esponente dell’Università di Oxford, che ha messo in discussione le riserve reali di gas dell’Azerbaigian.

TAP offre alternative al gas russo, come sostenuto dall’UE? Possiamo già dire che la Turchia ha chiuso un accordo proprio per garantirsi il gas russo, attraverso il pezzo di gasdotto che passa dalla Turchia e facente parte del gasdotto TAP.

Ugualmente ha fatto la Grecia. E, quindi, l’interesse è geopolitico, mettendo i russi fuori dalla porta dell’Europa, oppure si tratta della tutela dell’interesse di un privato di commercializzare gas a prescindere dalla fonte?

Infine, bisogna sapere che il gas che dovrebbe passare dal corridoio sud, sarebbe di fonte Turkmenistan, ma lo stesso governo turkmeno ha preferito ad oggi aprire un corridoio verso l’est. Per cui ad oggi il gas continuerebbe ad essere quello russo.

Il consumo di gas in Europa è in netto crollo dal 2009 e l’obiettivo deve essere quello di creare alternative ai combustibili fossili, non al controllo di questo o di quell’altro Stato, per presunte ragioni di rapporti di forza nello scacchiere della guerra permanente internazionale.

Nico Bavaro

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